Quando i tribunali diventano intelligenti: la rivoluzione giudiziaria cinese

a cura di Giada Fasano - classe 4ªES

La mattina del 15 dicembre le classi quarte del Liceo Linguistico e del Liceo Economico Sociale hanno avuto l’opportunità di partecipare ad un incontro con l’Università del Sannio dedicato al tema “La tecnologia nel sistema giudiziario cinese: origini e sviluppi delle “corti intelligenti”, con la guida del Prof. Cosmo Palma, dottorando di ricerca in diritto comparato, che li ha accompagnati in un viaggio attraverso il sistema giudiziario cinese e il suo recente sviluppo tecnologico.
Quest’evento è stato l’ultimo a conclusione di un percorso dei laboratori POT che nel suo complesso è stato indubbiamente molto stimolante, interessante e istruttivo. Non si è trattato solo di una lezione di diritto, ma di un momento di riflessione su come storia, filosofia, cultura e tecnologia possano intrecciarsi profondamente nel modo in cui uno Stato amministra la giustizia. L’incontro si è aperto con una distinzione fondamentale: quella tra diritto straniero e diritto comparato. Se il primo si limita alla mera analisi di un ordinamento diverso dal nostro, il secondo richiede uno sforzo più complesso, perché implica un’analisi critica e riflessiva che mette in relazione diversi modi di concepire il diritto e la giustizia. Studiare il diritto cinese in chiave comparata significa accettare che esistano modi differenti di concepire il potere, la legge e la giustizia, senza ridurli ai parametri occidentali. Per comprendere il diritto cinese è infatti necessario tornare alle sue radici storiche, a una civiltà segnata da millenni di successioni dinastiche. Il potere dell’imperatore trovava legittimazione nel Mandato del Cielo, un principio che legava il governo alla capacità di garantire ordine e armonia. In questa cornice si sviluppano due grandi correnti di pensiero: il legalismo, che vede nella legge uno strumento indispensabile per controllare una natura umana considerata malvagia e il confucianesimo, che interpreta il conflitto come un fallimento della società e affida al buon governo e all’educazione morale il compito di prevenirlo. Da qui nasce una concezione del diritto profondamente diversa dalla nostra, in cui la norma non è fine a sé stessa, ma uno strumento subordinato a un ideale più ampio di armonia sociale. In Cina, dunque, la filosofia ha sempre preceduto il diritto, influenzandone profondamente la funzione e il significato. Questa impostazione emerge chiaramente anche nell’organizzazione delle fonti del diritto. La Costituzione cinese del 1982, più volte modificata fino al 2018, non nasce per limitare il potere, ma per organizzarne il funzionamento e garantire stabilità allo Stato. Le leggi, i regolamenti, le direttive e le decisioni della Corte Suprema del Popolo si inseriscono in un sistema che privilegia l’efficienza e la coesione. Nel corso del tempo, tuttavia, la Cina ha avvertito l’esigenza di riformarsi, anche a causa dell’isolamento, guardando agli ordinamenti europei e in particolare a quello tedesco. Questo lungo percorso ha condotto all’approvazione del Codice Civile, entrato in vigore nel 2021, simbolo di una volontà di modernizzazione senza rinnegare la propria identità.
Un altro aspetto interessante riguarda l’organizzazione dei tribunali. Il sistema giudiziario cinese si articola in corti di base, intermedie, superiori e la Corte Suprema del Popolo, ma il loro funzionamento è diverso da quello italiano: non si tratta solo di gradi di giudizio, bensì di una struttura fortemente gerarchica e coordinata, in cui la Corte Suprema svolge anche una funzione di guida e indirizzo. Importanti riforme procedurali sono state introdotte tra il 1979 (procedura penale) e il 1991(procedura civile), con l’obiettivo di garantire maggiore tutela dei diritti, pubblicità delle udienze e indipendenza del giudice. Tra le innovazioni più significative spiccano le corti mobili, nate per rispondere alle esigenze di un Paese vastissimo, in cui molte aree sono remote o difficilmente raggiungibili. In questi casi non sono i cittadini a recarsi in tribunale, ma è la giustizia che va da loro. Le corti mobili svolgono anche una funzione educativa, portando le norme giuridiche a chi non ha accesso all’istruzione, in una realtà che conta oltre un miliardo e quattrocento milioni di persone.
Il cuore dell’incontro è stato però dedicato alle corti intelligenti, introdotte dalla Corte Suprema del Popolo a partire dal 2015. Dopo anni segnati da crisi economiche, pandemie e isolamento, si era diffusa una forte sfiducia nei confronti del sistema giudiziario. La risposta è stata una profonda trasformazione tecnologica dei tribunali, attraverso la digitalizzazione e l’automazione dei procedimenti, con l’obiettivo di aumentare efficienza, trasparenza e controllo. In questo contesto si inseriscono anche le Internet Courts, specializzate nelle controversie legate al mondo digitale, come il commercio elettronico e i contratti online, gestite tramite procedimenti asincroni. Un esempio emblematico di questa evoluzione è il System 206, un sistema basato sull’intelligenza artificiale che supporta i giudici nelle decisioni penali. Tuttavia, accanto alle opportunità emergono anche rischi importanti: la tutela dei dati personali, i possibili conflitti di interesse e l’affidabilità degli algoritmi. La tecnologia, infatti, non è mai neutra e richiede sempre un controllo umano attento.
L’incontro si è concluso con due video esplicativi e un momento più leggero, una gara a premi, che ha reso l’esperienza ancora più coinvolgente. Ciò che rimane, però, è una riflessione più profonda: il diritto non è solo un insieme di norme, ma il riflesso della storia, dei valori e delle esigenze di una società. Il caso della Cina ci mostra come la tecnologia possa diventare uno strumento potente per rafforzare la giustizia, ma ci invita anche a chiederci fino a che punto l’innovazione possa spingersi senza perdere di vista la centralità della persona e dei diritti umani. In questo senso, il diritto comparato non serve solo a conoscere gli altri, ma anche a comprendere meglio noi stessi e le radici più profonde della nostra civiltà.