All’inseguimento del mito tra Gaeta e Sperlonga

A cura di Margherita Malgieri 1ªS2

Il 6 maggio 2026, noi studenti delle classi prime del Liceo Scientifico dell’IIS Telesia abbiamo avuto il piacere di partecipare a un’uscita didattica sulle tracce dell’Odissea di Omero, tra Gaeta e Sperlonga, accompagnati dai docenti Michela Di Crosta, Margherita Di Meo, Mario Del Prete e Mariarosaria Mezza.

Il nostro tinerario è iniziato presso il Parco archeologico della Villa di Tiberio e il Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, dove la nostra guida, Linda, ci ha accolto con spiccata ironia e una capacità fuori dal comune nel catturare la nostra attenzione.

Il viaggio è stato variegato e articolato, ma il momento che ci ha colpito di più è stato senza dubbio la visione dei gruppi scultorei dell’Odissea di marmo: osservare l’imponenza di Polifemo e il terrore nei movimenti dei compagni di Ulisse ghermiti da Scilla ci ha fatto sentire parte integrante del poema. Il “Ratto di Ganimede”, inoltre, ci ha permesso di ammirare dal vivo la maestria degli antichi nelle correzioni ottiche, studiate fino ad allora solo sui libri di storia dell’arte. Ci ha sorpreso scoprire — nonostante ne avessimo già accennato in classe — che quei giganti di marmo fossero in origine “solo” l’ornamento di una grotta appartenente a un’opera architettonica ben più imponente.

La Villa di Tiberio è un vasto complesso d’età romana appartenuto all’omonimo imperatore nel I secolo d.C., la cui maestosità si percepisce già dalle vetrate del Museo. Nonostante ne restino oggi solo le fondamenta, la guida ci ha mostrato come la struttura abbia resistito nel tempo grazie all’ingegno degli architetti romani. Giunti allo specchio d’acqua antistante la grotta, abbiamo immortalato il meraviglioso paesaggio costiero di Sperlonga.

La città non si esaurisce nel sito archeologico: come spiegato dalla guida, Sperlonga ha vissuto un fervido sviluppo turistico proprio grazie alla sua storia, diventando una delle località balneari più celebri della Riviera di Ulisse. Qui ci siamo concessi un momento di relax in riva al mare. È stata l’occasione più “sociale” della giornata: tra i banchi di scuola, tra compiti e interrogazioni, raramente abbiamo il tempo di andare oltre una chiacchiera veloce. Questa gita ci ha permesso di interagire e familiarizzare davvero con i compagni di entrambe le classi.

Nel pomeriggio, ci siamo diretti a Gaeta per visitare il Santuario della Montagna Spaccata, la cui peculiare conformazione geologica trova spiegazioni affascinanti sia nella fede che nella scienza. Infine, una passeggiata sul lungomare e tra gli stretti vicoli del borgo ci ha condotti, con un pizzico di malinconia, alla fermata dell’autobus per il rientro.

Non immaginavamo che luoghi così vicini potessero nascondere tesori e un bagaglio culturale tanto vasto. La nostra terra è una fucina di arte, miti e tradizioni che la rendono unica al mondo. È un’esperienza che resterà indelebile in tutti noi che, come novelli Ulisse, siamo pronti a salpare verso nuove mete prima di approdare, un giorno, alla nostra Itaca.