La forza delle parole: i Peer Educator del Telesi@ in campo contro il Bullismo e il Cyberbullismo

A cura di Barbara Lozano Cirocco, Aurora Iannotti, Teresa Mastracchio ed Eliana Siniscalchi Bernabò classe 2S2

L’8 maggio 2026, gli spazi della scuola primaria “Andrea Mazzarella” di Cerreto Sannita hanno ospitato un incontro che è andato ben oltre la semplice lezione scolastica. In veste di peer educator, noi studenti e studentesse dell’Istituto Telesi@ — Barbara Lozano Cirocco, Aurora Iannotti, Teresa Mastracchio, Eliana Siniscalchi Bernabò, Elisa Di Cerbo, Teresa Sparago e Leonardo Massaro — con il supporto delle docenti referenti per il contrasto al bullismo e cyberbullismo, Rossella Carlo e Graziella Caruso, abbiamo avuto il privilegio di confrontarci con gli alunni delle classi 5ªA e 5ªB.
Si è trattato di un’azione concreta di sensibilizzazione basata sulla Peer Education. L’obiettivo non era quello di “salire in cattedra”, ma di raccontare la complessità del bullismo e del cyberbullismo attraverso i nostri vissuti e le competenze maturate. La forza di questo approccio risiede proprio in una naturale sintonia: uno scambio che nasce dal basso e che, proprio per questo, risulta autentico e motivante. È un percorso che educa alla responsabilità e all’empatia, fornendo strumenti concreti per prevenire ogni forma di prevaricazione.
L’incontro, dopo un primo momento di approfondimento, si è trasformato in un dialogo aperto e spontaneo in cui i bambini sono stati i veri protagonisti, condividendo riflessioni, dubbi e frammenti delle proprie esperienze con una fiducia che ha reso l’intera giornata indimenticabile.
L’attività è entrata nel vivo attraverso la messa in scena della “Storia di Luca”, che ha aiutato i bambini a comprendere ciò che prova una vittima di offese ed esclusione. Gli alunni hanno partecipato con grande attenzione, immedesimandosi nei personaggi e riflettendo sulle conseguenze che certi comportamenti possono avere sugli altri.
Per rendere tangibile il dolore descritto nel racconto, abbiamo proposto un’attività laboratoriale semplice ma molto significativa. Mentre la storia procedeva, a ogni offesa o gesto d’esclusione, gli alunni dovevano stropicciare il foglio che avevano tra le mani. Al termine della rappresentazione, abbiamo chiesto loro di provare a riportarlo allo stato originale, appiattendolo con cura. Nonostante l’impegno, la carta è rimasta segnata dalle pieghe. Da qui è nata una riflessione profonda: proprio come quel foglio, anche le persone ferite dal bullismo portano dentro di sé “cicatrici” che non scompaiono. È stato un modo diretto per far capire quanto le parole e i gesti possano lasciare tracce indelebili.
Sotto la guida attenta della loro docente referente, che ha accompagnato il percorso con dedizione, i bambini si sono sentiti sicuri e protetti. Questo clima ha permesso loro di aprirsi: alcuni hanno condiviso spontaneamente esperienze personali o accadute ad amici, raccontandoci che, subito dopo i fatti, avevano deciso di parlarne con i genitori e con le maestre. Si è trattato di un momento che ci ha colpito positivamente e che ha confermato di trovarci di fronte a classi particolarmente mature, già dotate di una buona consapevolezza, costruita grazie al lavoro sinergico tra famiglia e scuola.
Una volta conquistata la loro fiducia, li abbiamo coinvolti in un’ulteriore attività creativa: divisi in piccoli gruppi e supportati da noi peer educator, hanno ideato e interpretato brevi scenette per rappresentare le dinamiche del bullismo e, soprattutto, le possibili soluzioni. Tutti hanno affrontato la prova con grande entusiasmo, dimostrando una spiccata capacità nel cercare vie d’uscita positive ai conflitti.
A chiusura dell’incontro, abbiamo lasciato spazio a dubbi e riflessioni. Le domande dei bambini sono state profonde e umane; ci hanno chiesto, ad esempio, come gestire la paura di intervenire o come distinguere uno scherzo da un atto di bullismo. Rispondere loro è stato come parlare a dei “fratelli minori”. Abbiamo cercato di trasmettere un messaggio chiaro: chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma di estrema intelligenza e coraggio.
Questa esperienza è stata un’occasione autentica di crescita umana e condivisione. L’entusiasmo e la sensibilità degli alunni hanno lasciato in tutti noi un segno profondo. In un tempo in cui il bullismo assume forme sempre più silenziose, iniziative come questa dimostrano quanto la scuola possa essere un luogo di prevenzione e crescita. Essere peer educator ci ha insegnato che, talvolta, anche una parola gentile o un ascolto sincero possono fare la differenza. È da questi piccoli semi di consapevolezza che può nascere una comunità scolastica più inclusiva e attenta al valore del rispetto.